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domenica, 16 aprile 2006
C'è chi la chiama vittoria...


Leggetevi questo commento di Marco Travaglio riguardo all'esito delle elezioni appena svolte. Una lucida riflessione sullo stato delle cose.
E non è più questione di destra o sinistra a mio avviso:

Il Caimano c'è: è una brutta bestia, ha sette vite, è risorto un'altra volta dalle sue ceneri. Non c'è la Mortadella, che s'è rivelata una Mozzarella ed è riuscita a resuscitarlo per l'ennesima volta. Quando si vince per meno di 30 mila voti su 30 milioni dopo aver condotto per mesi la campagna elettorale con molti punti di vantaggio, c'è poco da appigliarsi al premio di maggioranza scattato per la Camera. Quando si pareggia contro un centrodestra che ha portato il Paese al più grave disastro della sua storia, c'è poco da recriminare sulla legge elettorale, alias "porcata". Quando al Senato si resta indietro di 300 mila voti e si è costretti a mendicare un voto da un Andreotti e da un Cossiga, c'è poco da sperare in un governo solido e duraturo. Quale che sia la conseguenza tecnico-istituzionale che questo pareggio sortirà nei prossimi giorni e che al momento non possiamo prevedere (questo giornale chiude nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 aprile), bisogna onestamente riconoscere che, se il centrodestra è stato bocciato, il centrosinistra non è stato promosso. E farebbe bene a non nascondersi dietro i numeretti e i tecnicismi, ma ad aprire immediatamente un severo e impietoso esame di coscienza. Un governo così indecente, catastrofico e impopolare, dunque così facile da battere, non era mai capitato ad alcuna coalizione in Europa, né probabilmente capiterà mai più. Superarlo di poche migliaia di voti alla Camera e farsene addirittura battere al Senato non è un successo esaltante. E' una magra consolazione, la consolazione dei dannati. L'unico elemento positivo è che Silvio Berlusconi non tornerà a Palazzo Chigi. Per il resto, c'è solo da sperare che il governicchio di Prodi duri il più a lungo possibile. Concentrandosi su pochi obiettivi urgenti, quelli che accomunano le varie anime dell'Unione, e accantonando i temi meno centrali, che la dividono. Circondando Prodi di una scorta umana che lo protegga dalle mire ricattatorie di questo o quel partito. Respingendo le tentazioni di inciucio con l'Udc (il partito di Cuffaro) o addirittura con Berlusconi, il quale non chiede di meglio che sedersi intorno a un tavolo purchessia per "dialogare" e mercanteggiare su qualunque favore in cambio delle solite contropartite giudiziarie e affaristiche. E soprattutto, visto che le prossime elezioni non saranno fra cinque anni ma -temiamo- molto prima, concentrare le energie per una draconiana legge sul conflitto d'interessi. Per evitare di ritrovarci, la prossima volta, il solito uomo solo al telecomando. Intanto, recitare il mea culpa e trarne le conclusioni del caso. Il capitolo delle colpe infatti è piuttosto lungo, quasi quanto le 281 pagine del programma dell'Unione.

1) Mentre il Caimano imperversava in tutt'Italia, su tutti i giornali, su tutte le tv, andando a strappare i voti uno per uno negli angoli più reconditi del Paese, le Mozzarelle si cullavano nella certezza di una vittoria schiacciante (illusi da soloni come il professor Ceccanti, il quale giudicava "matematicamente impossibile" quel pareggio al Senato che puntualmente s'è verificato). Complice il suo monopolio illegale sulle televisioni, la campagna elettorale l'ha fatta il Cavaliere solitario, da solo. Gli altri pensavano ai posti da spartire, alle poltrone da assicurare a mogli, parenti, famigli, amici degli amici.

2) Si sono gettati via molti voti utili, impedendo all'unico valore aggiunto dell'Unione, Romano Prodi, di far fruttare il suo contributo. Al Senato s'è gettata la maggioranza alle ortiche perché il signorino Rutelli ha impedito che anche lì, come alla Camera, si presentasse la lista dell'Ulivo, che alla Camera ha totalizzato molti più consensi della misera sommatoria dei Ds e della Margherita. In entrambe le Camere si sono buttati dalla finestra altre migliaia di voti, sbattendo la porta in faccia alle tante liste civiche che chiedevano soltanto di potersi apparentare alla coalizione: il tutto perché Prodi non ha avuto il coraggio di imporsi e perché i maggiori azionisti della sua alleanza, Ds e Margherita, non volevano rischiare qualche centimetro quadrato del proprio orticello.

3) Si sono pagati prezzi altissimi per inseguire i Pannella e i Capezzone nelle loro bizzarrie, in cambio del modesto 2 e qualcosa per cento della Rosa nel Pugno, il partito tutto mediatico che ha raccolto poco più di quel che avrebbe totalizzato lo Sdi. Si è addirittura corso dietro a nullità come i socialisti di Bobo Craxi, neutralizzando segnali importanti come le candidature di Gerardo D'Ambrosio e Furio Colombo, ignorando offerte di collaborazione di un pezzo importante di intellettualità e società civile, come quello rappresentato da Paolo Sylos Labini, Elio Veltri e Giulietto Chiesa.

4) Ci si è attardati appresso a polemiche ormai sterili sulla legge elettorale-porcata anziché sfruttarla come un'occasione imperdibile per chiamare gli elettori a scegliere i candidati con una grande campagna di primarie, che avrebbe valorizzato e galvanizzato i 4 milioni e mezzo di italiani che erano corsi ai gazebo per "investire" l'aspirante premier.

5 )Si sono così presentate liste a tratti deludenti, a tratti imbarazzanti, con capilista giurassici come Ciriaco De Mita, personaggi inquisiti come Crisafulli in Sicilia e De Luca in Campania, o condannati come Carra della Margherita, o prescritti come De Piccoli della Quercia, escludendo nomi forti come Nando Dalla Chiesa ed esiliando in zone grigie combattenti come Beppe Giulietti.

6) Si è ceduto alla vanità televisiva, assecondando così (con l'eccezione di Prodi) l'ansia di presenzialismo del Cavaliere. Mentre il Professore, giustamente, limitava al minimo le presenze in video per contestare anche visivamente lo scandalo del monopolio in mano al suo avversario, disertando gli studi di Mediaset, gli altri vanesii leader e leaderini facevano a gara a sfidare a duello il Cavaliere, consentendogli di realizzare quel giudizio di Dio, quel referendum pro o contro se stesso che è stato fin dall'inizio lo scopo della sua campagna solitaria.

7) Una tragica sottovalutazione del fattore-tv come vettore di voti, frutto di una vecchia arretratezza culturale e di un'annosa "sindrome da puzza sotto il naso" che porta la sinistra a non comprendere, e dunque a rifiutare uno studio attento delle tecniche di comunicazione televisiva più efficaci. Si pensa che la tv sia un posto da occupare, si piange quando lo occupa il Cavaliere, ma non ci si domanda mai come usarlo quando - sia pure in condizioni di minorità e di impar condicio - se ne dispone. E, soprattutto, si trascura l'effetto devastante della scomparsa dei fatti dalla tv berlusconiana, dell'asservimento dell'informazione con l'espulsione di tutte le voci libere, della sterilizzazione delle notizie e dei temi scomodi. Col risultato di sottoporsi alla demonizzazione berlusconiana a base di accuse false, rinunciando a priori a rispondere con una demonizzazione a base di notizie vere.

8) Gli errori di comunicazione del centrosinistra sono noti, ma solo ora se ne possono apprezzare le devastanti conseguenze nel consentire la rimonta del Cavaliere e nel disperdere il cospicuo vantaggio accumulato per cinque anni fino a due mesi dal voto. Un programma interminabile, verboso e illeggibile. Un messaggio confuso, contraddittorio e cacofonico sul tema cruciale delle tasse, al quale il premier rispondeva regolarmente con un messaggio netto e univoco: il suo. Una squadra di consiglieri e "spin doctor" a dir poco dilettantesca, che non è riuscita a escogitare un solo slogan efficace per dare l'idea del progetto di governo dell'Unione (l'unico messaggio a bucare il video, quello del "cuneo fiscale", non l'ha capito nessuno) o per far sognare la gente. Nemmeno quando è partita la campagna delinquenziale del centrodestra per gabellare il centrosinistra come il governo delle tasse. Il risultato è che Berlusconi era sempre all'attacco, e l'Unione sempre in difesa. Lui la lepre, gli altri gli inseguitori. Lui accusava, loro rispondevano che non era vero. Ma l'agenda la dettava lui per tutti, anche per i suoi trafelati avversari. I quali avrebbero potuto impugnare le bandiere della legalità, della pulizia, della libertà d'informazione, dell'ambiente, insomma di una rivoluzione liberale, invece hanno sprecato il loro tempo a rincorrere la lepre, promettendo moderatismo e continuità a un elettorato ansioso di novità e radicalità.

9) Mentre il Cavaliere s'è concentrato su poche parole d'ordine, rinviando a dopo il voto le fumisterie del partito unico del centrodestra, a sinistra si perdevano energie e tempo prezioso a discettare di Partito Democratico. Un progetto che ricorda sempre più le tragicomiche vicende della "Cosa 2" di dalemiana memoria, visto oltretutto il misero risultato raccolto dai suoi aspiranti fondatori: il deprimente 18 per cento dei Ds, come l'imbarazzante 10 per cento della Margherita, è un ottimo motivo per non riparlarne mai più. E per inventare qualcosa di più appetibile per gli elettori. Magari ripescando l'idea del Grande Ulivo che tante ironie aveva suscitato fra gli strateghi del riformismo senza riforme quando Romano Prodi l'aveva lanciata. Quanti altri fallimenti dovranno collezionare i Fassino e i Rutelli, cioè i grandi sconfitti del 2001, per cedere il passo a qualcuno più vincente di loro? Non dev'essere poi così difficile trovarlo: si parte quasi da zero.

Alla fine dei conti, si ritorna sempre lì: non in piazza Santi Apostoli, ma in piazza Navona. La piazza Navona del febbraio 2002, quando Nanni Moretti, prima di occuparsi dei Caimano, si occupò molto opportunamente delle Mozzarelle. E urlò: "Con questi dirigenti non vinceremo mai". Sarà il caso di replicarlo in tutti i cinema d'Italia, quel film. "Con questi dirigenti non vinceremo mai". Presto o tardi, più presto che tardi, è ora che vadano a casa.

Postato da: rioga5 a aprile 16, 2006 02:26 | link | commenti |
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domenica, 22 gennaio 2006
Topolin, topolin, viva topolin...



Rieccoci dopo le fatidiche feste di natale. Come si fa anche per un solo secondo a non guardarsi in giro in quel periodo e notare nei negozi di giocattoli qualche articolo che ricorda subito la nostra infanzia? E prima o poi l'occhio cade su qualche giocattolo della Disney. Beh, a tutti è nota la storica compagnia di intrattenimento per bambini americana, fondata (forse questo si sà di meno) dall'appunto signor Walt Dysney, affiliato massone ora ibernato dopo la sua morte. Quello che ancora meno si sa è che la suddetta azienda multinazionale del divertimento per bambini e non realizza i propi giocattoli e i propi gadgett nella republica della Birmania, nell'asia centrale. Si parla molto della Cina e dei suoi metodi lavorativi di schiavitù ma difficilmente si parla di questa nazione, in cui vige un regime totalitario e di opperssione completa sul popolo. Ebbene quando vedrete un giocattolo o un qualsiasi prodotto della Disney ricordatevi che questo è stato prodotto grazie alla schiavitù di bambini e ragazzi che lavorano in condizioni disumane per appena una dozzzina di dollari al mese come stipendio. Traetene voi le conclusioni sul da farsi poi!

VOLO

Postato da: rioga5 a gennaio 22, 2006 17:22 | link | commenti |
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sabato, 24 dicembre 2005
Ecco una piccola cosa

    
Credo che esista solo una cosa peggiore del fatto che il nostro mondo sta andando sempre peggio... il fatto di considerare normale questa cosa. Si può cominciare da subito, partendo ovviamente dalle piccole cose. tra queste ce ne sono un paio che ci possono interessare tutti, perchè è un invisibile appoggio che diamo giornalmente ad un sistema che merita un cambiamento. Parliamo delle compagnie petrolifere Esso e Shell. La prima, texana, è stata la principale spinta e influenza verso il governo statunitense affinchè non ponesse la propia firma sul protocollo sull'ambiente di Kioto (ricordando che 1/4 dell'inquinamento mondiale appartiene agli USA appunto). Nel 2003 si è conquistata il diritto delle forniture di carburante all'esercito americano nella guerra in Irak. La seconda, anglo-olandese, è accusata di operare in molti parte del mondo incondizioni di sfuttamento sia ambientale (con numerosi incidenti ecologici dovuti a fuoriuscite di greggio) che nei confronti dei propi dipendenti (addirittura si parla di assassini riguardanti sindacalisti presso i propi stabilimenti in Nigeria). Aggiungeteci i test effettuati sugl'animali per la propia produzione chimica e la propia fornitura alla marina e all'aviazione inglese.
E' evidente che fermarsi a fare benzina in questi due posti equivale a dare un appoggio a tutte queste cose sopraelencate, anche se indirettamente ovviamente. Se possiamo facciamo quei 100 metri in più ed evitiamo di farlo. Questo è un primo piccolo passo.

VOLO

Postato da: rioga5 a dicembre 24, 2005 00:12 | link | commenti |
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mercoledì, 21 dicembre 2005
I falsi fantasmi


Stasera posto questo articolo apparso sul Corriere Della Sera in data 19 dicembre 2005, riguardante l'aggressione di Borghezio sotto citata. Non aggiungo altro, leggete e traete voi le considerazioni.

Dopo l'aggressione subita da Mario Borghezio, sono molti gli attestati di soldarietà all'esponente leghista. A iniziare da quello del presidente della Camera: «Pochi politici sono distanti dalle mie idee come l'onorevole Borghezio, ma non posso accettare come presidente della Camera e come cittadino che passi sotto silenzio un episodio di intolleranza che tutti i democratici devono denunciare». Lo ha detto Pier Ferdinando Casini che ha poi espresso all'onorevole Borghezio «piena solidarietà per l'aggressione violenta subita che è sintomo preoccupante del clima di tensione attorno alla vicenda della tav. Mi auguro che tutte le forze politiche, senza esclusioni, si associno a questa condanna». Anche il Presidente nazionale dei Verdi, Pecoraro Scanio, ha detto: «Chi ha sempre condannato la carica violenta di certe iniziative razziste contro gli immigrati portate avanti dall'esponente leghista non può che condannare chi nei suoi confronti ha agito con brutalitá e intolleranza». CONSIGLIERE DI RIFONDAZIONE: «I MANIFESTANTI NON C'ENTRANO» Ma c'è anche chi corregge la ricostruzione dei fatti. «I manifestanti padovani che hanno preso parte al corteo anti-tav non c'entrano nulla con l'aggressione all'europarlamentare leghista Mario Borghezio che sul treno in cui sarebbe stato aggredito era accompagnato da due poliziotti». Lo ha detto il consigliere lombardo di Rifondazione Comunista, Luciano Muhlbauer, che era presente sul convoglio e parla di «ricostruzione dei fatti falsa». «Evidentemente - dice il consigliere - a qualcuno non è andato giù il corteo e allora bisognava inventarsi qualcosa per riaccreditare il teorema delle infiltrazioni dei "violentì, autonomi e anarcoinsurrezionalisti"». «Partiamo dai fatti - ha spiegato Muhlbauer -. Circa 500 manifestanti hanno preso il treno delle 19 a Torino e a loro erano riservate cinque carrozze, che infatti erano vuote, salvo l'incredibile presenza di Borghezio e di due suoi accompagnatori, una donna e un uomo, risultati poi dei poliziotti. Qualcuno lo ha riconosciuto e dalle carrozze sono accorse decine di persone. Si è creata immediatamente una grande calca nei corridoi. Dopo pochi minuti sono giunto sul posto e insieme ad altri abbiamo creato un cordone attorno Borghezio e agli accompagnatori. Borghezio aveva qualche traccia di sangue sul viso». «Oggi - ha concluso il consigliere - abbiamo saputo che i due accompagnatori erano agenti di polizia e che dei manifestanti sono stati identificati a Padova, additandoli come i responsabili dell'accaduto. È inquietante che le forze dell'ordine abbiano deciso di assecondare la palese provocazione di Borghezio, mettendogli persino a disposizione due agenti. I manifestanti padovani non c'entrano proprio nulla, visto che si trovavano due o tre carrozze più avanti rispetto al luogo dei fatti».

19 dicembre 2005

Se volete dare un occhiata più completa eccovi il link:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/12_Dicembre/18/borghezio2.shtml
Un ringraziamento al mio "pusher" d'informazioni Mario


VOLO

Postato da: rioga5 a dicembre 21, 2005 23:50 | link | commenti |
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domenica, 18 dicembre 2005
Chi semina raccoglie...


Ieri, sul treno che lo stava riportando verso Padova, l'europarlamentare della lega nord Borgezio è stato picchiato da un gruppo non identificato di No-global. Sì propio lui che nel passato ne ha dette e fatte tante. Lui che parla di terroni del cazzo, di Islamici da rispedire a calci nel culo fuori dall'Italia, lui che anni fa fece la proposta di prendere le impronte agl'extracomunitari o di identificarli con marchi a fuoco (cosa che mi ricorda molto alcuni "campi" di 60 anni fa), che passava a pulire con il disinfettante i vagoni del treno dove viaggiavano le prostitute africane, e sempre lui che riteneva giusto  spargere  urina  fuori dalle moschee per "sconsacrarle" (lui che oltre all'osso di sacro  non può avere).  Ora ci si indigna per quello che è accaduto (giustamente, la violenza non serve a nulla in questi casi), ben pochi lo hanno fatto dopo le sue esternazioni o le sue azioni.
Meditare

VOLO

Postato da: rioga5 a dicembre 18, 2005 23:52 | link | commenti (3) |
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lunedì, 12 dicembre 2005
Non gli credete!


Non fatelo, non gli credete più! Si era presentato nel 94 promettendo 1milione di posti di lavoro... qualcuno li ha visti per caso?? Si era proclamato a favore di un'Italia indivisibile, sentenziando contro Bossi e dicendo che mai avrebbe più presenziato assieme al senatur. Salvo poi cambiare idea 4 anni fa e allearsi propio con la lega di Bossi e Borgezio (inutili i commenti su questi due). E' ritornato con il famoso contratto con gl'italiani. Evitando di dare giudizi sulla buffonata (senza alcun valore giuridico o morale), non ha nemmeno rispettato uno solo dei punti in questione, pur sventolandone i risultati (chissà Bondi quante notti insonne per colpa di Silvio eh!). Ora ha il coraggio di annunciare un nuovo contratto in caso di rielezioni! Cosa dire poi delle due più grandi figure di merda che ha fatto? Nel 2002 rilascia una dichiarazione in cui parla degl'arabi come di un popolo barbaro e rotrogrado. Indignazione di mezza europa per le dichiarazioni, ovviamente anche nel medio oriente. Si ripresenta il giorno dopo ad un giornale arabo dichiarando "non ho mai detto quelle cose". penso che un bambino dell'asilo abbia molta più coerenza! L'inverno scorso; come ci si può scordare della gag fatta a alivello italo-americano?! Dichiara che entro la primavera del 2005 l'Italia avrebbe avviato il ritiro progressivo del nostro contingente militare in Iraq. Nemmeno il tempo di rilasciare la notizia che il suo padroncino George W. (Bush ovviamente) lo chiama subito allarmato e stizzito, per dei chiarimenti. Lui sereno e incosciente come un pugile a 80anni si ripresenta alla stampa dichiarando "non ho mai detto che ci saremmo ritirati dall'Iraq. E' stato solo un fraintendimento da parte di una parte faziosa del gionalismo di sinistra". Ora, uno così non lo vorrei nemmeno come vicino di casa, figurarsi se lo vorrei come colui al quale affidare i miei prossimi 4 anni e i miei soldi. Non gli credete più, sopratutto la prossima primavera quando ci verrà a chiedere il nostro consenso per poterci prendere ancora per il culo! NON GLI CREDETE!!!

VOLO

Postato da: rioga5 a dicembre 12, 2005 00:14 | link | commenti (2) |
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